28/04/2007 - La Nuova Sardegna (Si.Po.)

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"Bruno Tommaso trasformista del jazz"

SASSARI. Nelle mani di Bruno Tommaso l’Orchestra Jazz della Sardegna si trasforma completamente, come se si cambiasse d’abito di brano in brano. Indossa quello scuro da cerimonia per il canto della Sibilla, porta i calzoni colorati di una scanzonata marching band, fa sfoggio di un abito di gala su un toccante solo di sax tenore. La prima de «L’America bagnata dal Mediterraneo», martedì a Sassari nella sala Sassu del Conservatorio e replicata mercoledì a Oristano al teatro Garau, ha aperto la quarta edizione di «JazzOp», le produzioni originali dell’Ojs.
In questa occasione la bacchetta è passata a Bruno Tommaso, nato come contrabbassista e compositore, e oggi diventato uno dei più grandi arrangiatori in Italia. Gli strumentisti seguono i suoi gesti ampi e definiti, e lui si diverte a giocare con i tempi, fa prendere la rincorsa all’orchestra, la frena, la culla.
Il repertorio è sostanzioso e piacevole: Tommaso ha voluto indagare sulle origini del jazz e ha provato a fonderlo con percorsi storici diversi da quello afroamericano che ha dato vita al genere. Così si passa dal canto della Sibilla ai ritmi serrati di Scott Joplin, accompagnati dal suono nudo del rullante. Dai temi complessi e articolati di «Variazioni sul nome Bach» su cui il sax contralto di Dante Casu costruisce un solo visionario e sfrenato, fino alla dolcissima «Libera», dove Massimo Carboni con il suo sax tenore riesce a creare uno dei momenti più intensi di tutta la performance. Le improvvisazioni danno spazio anche al crepitare della tromba di Giovanni Sanna Passino, al solo agile e corposo di Francesco Lento al flicorno e a molti altri solisti.
Nei brani si sente l’impronta di Bruno Tommaso. Sono suoi tutti gli arrangiamenti, a parte tre composizioni, scelte fra le finaliste al concorso di Barga Jazz. Il suono è compatto e cangiante. Tutto il materiale sonoro dell’orchestra viene amalgamato, diviso in mille parti e poi di nuovo riportato a un sound omogeneo, con molto spazio per i soli e per la ritmica, mentre i fiati si precipitano sulle linee strettissime scritte dal direttore. Per lui è come un ritorno a casa: la sua carriera di insegnante è iniziata proprio nel Conservatorio «Canepa».

Si.Po.
 

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