in concerto

Orchestra Jazz della Sardegna + eventuali solisti ospiti

musiche, arrangiamenti e direzione:
 
Giovanni Agostino Frassetto

Introduzione


Il concerto "Blau" prende il suo nome dal titolo del compact disc pubblicato nel 2004 per la etichetta Wide Sound dalla Orchestra Jazz della Sardegna.
Blau è una suite di composizioni originali e arrangiamenti scaturiti dalla penna di Giovanni Agostino Frassetto, direttore della OJS: sintesi di tanti anni di lavoro con la Orchestra stessa, il concerto traccia un percorso che unisce il jazz più ortodosso ("Duke Ellington's sound of love", "I loves you Porgy") al contemproaneo ("Blau"), arrivando sino alla musica caraibica e sudamericana (la musica salsa in "Maramambo" o "Salsedine", il samba in "Montelimar").
Il concerto live di "Blau" ha una durata di 1h30m circa e include altre composizioni e arrangiamenti di G.A.Frassetto. Oltre ad essere una vetrina per gli interventi degli stessi solisti della Orchestra Jazz della Sardegna, ha spesso ospitato altri musicisti esterni alla formazione nel ruolo di solisti: tra loro Maurizio Giammarco, Flavio Boltro, Perico Sambeat. (vedi anche il CD Blau, Wide Sound 2004)

 

Organico musicisti per il concerto "Blau"

 

Aldo Nicolicchia - Flauto

GianPiero Carta - Sax contralto e clarinetto

Dante Casu - Sax contralto e clarinetto

Massimo Carboni - Sax tenore

Teodoro Ruzzettu - Sax tenore e clarinetto

Marco Maiore - Sax baritono

Raffaele Polcino, Luca Uras, Pietro Pilo, Antonio Meloni - Trombe

Gavino MeleRoberto Chelo - Corni

Salvatore Moraccini, Emiliano Desole - Tromboni

 Maurizio Ligas - Trombone basso

 Mariano Tedde, Pianoforte

Roberto Tola - Chitarra

Alessandro Zolo - Contrabbasso

Luca Piana - Batteria

Giovanni Agostino Frassetto - Direzione, arrangiamenti

Note di copertina del compact disc "Blau", di Paolo Fresu

 

Ho ascoltato per la prima volta il Cd del quale scrivo queste brevi note mentre percorrevo con la guida a sinistra la tortuosa strada che da Cape Town porta al Capo di Buona Speranza circumnavigando la piccola penisola che è l’avamposto più a sud del continente africano. Ed è li che ho fatto la deludente scoperta: il Capo di Buona Speranza non è la punta più a sud dell’Africa ma è solo quella più conosciuta. La propaggine più esposta del continente africano è infatti il Capo Agulhas che dista poche miglia e che, a dispetto del nostro ben più famoso dove non c’è altro che il nulla (a parte qualche starnazzante turista giapponese) oltre ad una bella targa che vi comunica erroneamente essere nella punta più a sud dell’Africa, vanta invece un elegante ristorante ed altri generi di conforto.

Difatti noi al Capo Agulhas non siamo andati ed abbiamo preferito fare qualche foto ai giapponesi che, a loro volta, scattavano foto e riempivano con orgoglio bottigliette di plastica con qualsiasi cosa che pesasse più di un decimo di grammo.

Perché la verità è che oltre alla bellezza del posto, alla sua storia memorabile (è li che è nata la leggenda dell’Olandese volante il quale vascello alla deriva pare si incontri ancora) e alle numerose balene che si possono vedere a vista d’occhio, questo mito del sud più a sud (seppure veicolato attraverso una informazione decisamente falsa e tendenziosa) non ci interessava più di tanto.

Noi siamo abituati a pensare il mondo dal nostro punto di vista e ciò ci è sufficiente. Ad esempio si scopre che, andando dall’altra parte del pianeta, la luna è al contrario e più a sud si va più la temperatura si abbassa e d’improvviso, camminando idealmente a piedi da Cagliari verso il Tropico e poi l’Antartide, si è costretti a fare una doppia valigia con sandali, T-shirt, Kway, cappotti imbottiti e scarponi.

Perché è il punto di vista che conta, alla fine. E se così è c’è un nord sempre più a nord come c’è un sud sempre più a sud.

Ma cosa c’entra tutto questo con il Cd Blau che state ascoltando o che vi accingerete ad ascoltare? C’entra eccome!

L’Orchestra jazz della Sardegna, se la memoria non mi inganna, si chiamava prima ‘Blue Note Orchestra’ e giustamente pochi anni fa ha assunto questa nuova denominazione che la rappresenta pienamente visto che è l’unica vera Orchestra stabile di jazz che esiste in un’isola, la Sardegna, dove il concetto del nord e del sud è ancora ben marcato!. Intendiamoci… Orchestra ‘stabile’ nel senso che esiste da tanti anni e nel senso che lavora stabilmente con impegno e serietà riuscendo a tenere insieme (e vi assicuro che la cosa non è affatto semplice) un folto gruppo di musicisti di tutte le parti della Sardegna… instabile invece dal punto di vista del proprio stato economico e giuridico! Ma è una Orchestra del nord oppure del sud? E’ del Capo di Sopra, per ritornare al tema delle propaggini più estreme, o del Capo di Sotto? Più catalani o africani? Questo non ve lo so dire. So solo che mentre ascoltavo il Cd Blau guidando a sinistra nella piccola penisola a sud ovest (ma vogliamo parlare dell’oriente e dell’occidente…. dell’est e dell’ovest?) pensavo a tutte queste cose e la musica dell’Orchestra sembrava essere in perfetta sintonia con quei luoghi visto e considerato che quella parte del Sudafrica rimanda a un non so che di macchia mediterranea e rocce granitiche.

Ma la verità è che l’Orchestra di Sassari è riuscita in un intento preciso laddove molti hanno fallito: quello di tenere unito un gruppo di musicisti che lavorano stabilmente a progetti originali (dalla Porgy and Bess di Gershwin alle collaborazioni con Gaslini, Tommaso, De Vito, Harrell, ecc. fino all’ideazione del Concorso internazionale di arrangiamento e composizione che si tiene, unico nel suo genere, ogni due anni a Sassari) e che sentono l’Orchestra come uno strumento straordinario per fare musica assieme e per condividere l’altrettanto straordinaria esperienza del gruppo infrangendo una regola che, in un’isola come la Sardegna, ha dettato legge per molti anni: quella della divisione basata sull’appartenenza ad una città piuttosto che un’altra, ad un luogo piuttosto che ad un altro, ad un sud o ad un nord assolutamente discutibili e molto personali. L’intuizione di Gavino Mele, mente pensante dell’Orchestra, è stata quella di vedere la musica per forze creative e non per aree di appartenenza o bacini di utenza ed i risultati si evincono da questa nuova fatica discografica.

Se ascoltate con attenzione Blau (diretto mirabile da Giovanni Agostino Frassetto) vi renderete conto di avere a che fare con una vera e matura realtà musicale dove il concetto di ‘Orchestra condivisa’ è molto simile a quello di organici  che hanno fatto storia. Ed i nomi sono quelli di Count Basie, Duke Ellington, George Russell… laddove il suono del gruppo risponde ad una cifra sonora sempre più riconoscibile e personale e laddove la scelta del repertorio è quanto mai originale ed imprevedibile in un giusto equilibrio tra echi latini e storiche ballads di jazz. A questo proposito provate a scorrere la mingusiana Duke Ellington’s sound of love con il toccante solo di Massimo Carboni al sax alto o a seguire lo sviluppo armonico e melodico di I loves you Porgy tracciato dalla penna esperta di Frassetto. Per comprendere che l’Orchestra jazz della Sardegna non è uno dei tanti momenti sporadici di un gruppo di musicisti che si riunisce perché c’è un disco da fare ma il frutto di una esperienza corale che in questa opera da i suoi migliori risultati.

E del resto il Cd non poteva non aprirsi con l’accattivante Salsedine dove le percussioni di Marco Catta, a cui Blau è dedicato, raccontano ancora una storia di tutti fatta di assenze e di presenze, di interminabili viaggi notturni sulla Carlo Felice alla fine dei concerti tenuti nelle grandi città o nei borghi più piccoli. Alla ricerca di quel filo che unisce latitudini e longitudini del mondo attraverso la musica.

 

Paolo Fresu

Ottobre 2004