musiche ed arrangiamenti di Tom Harrell

Orchestra Jazz della Sardegna
direzione Giovanni Agostino Frassetto

con Tom Harrell, tromba e flicorno

 

Introduzione


"Time's Mirror" è l'incontro tra la tromba di Tom Harrell, uno tra i più grandi musicisti del jazz contemporaneo, e la Orchestra Jazz della Sardegna in concerto.
Harrell partecipa non solo in veste di solista ma anche come arrangiatore-compositore: nove brani da lui arrangiati per un organico di 19 elementi ed eseguiti in prima europea con l'Orchestra Jazz della Sardegna durante la sesta edizione di "Scrivere in Jazz" (che tra l'altro in quella occasione dedicava una sezione del concorso all'arrangiamento di brani dello stesso Harrell)
Nel concerto, che abbraccia 40 anni di musica in un percorso che tocca musica sudamericana, hard-bop, jazz modale e contemporaneo, Tom Harrell è il solista principale ma le partiture prevedono numerosi interventi di altri solisti dell'orchestra.

 
Tom Harrell - Biografia


Nato il 16 Giugno 1946 Tom Harrell iniziò a suonare la tromba in giovanissima età, mostrando una grande predisposizione: già dall’età di 13 anni suonava infatti professionalmente con formazioni della Bay Area.
Dopo il diploma in composizione conseguito a Stanford nel 1969, si dedicò allo studio dell’arrangiamento con Tony Baker. Le sue prime importanti collaborazioni musicali iniziarono allora, con le big bands di Stan Kenton e Woody Herman, oltre che con alcune formazioni di latin-jazz come Atzeca o Malo. Particolarmente importante fu il periodo passato con Horace Silver (dal 1973 al 1977) col quale incise 5 albums, da lui indicato come fondamentale nella sua maturazione come strumentista e compositore.
Trasferitosi a New York nel 1977, Harrell iniziò a collaborare con grandi nomi del mondo jazzistico tra i quali Gerry Mulligan, Bill Evans, Mel Lewis, Charlie Haden Liberation Music Orchestra, Lee Konitz, Lionel Hampton, Joe Lovano. Dal 1983 e fino al 1989 entrò a far parte del quintetto del sassofonista Phil Woods col quale registrò vari album e che definì Harrell "il migliore musicista mai incontrato in 40 anni di carriera".

Fu dopo quella esperienza che Harrell inizò a dirigere propri gruppi con importanti collaboratori (Motian, Lovano, Berg, Liebman, Scofield etc..) ed a registrare splendidi album spesso premiati dai critici (Form, Stories, Sail Away, Visions, Passages, Upswing). Dall’album Labyrinth in poi i suoi lavori discografici sono imperniati su formazioni più estese fino ad arrivare alla big band utilizzata nell’ultimo CD dal titolo "Time’s Mirror" (nominato per il Grammy award), dove Harrell mostra le qualità di compositore, esperto arrangiatore e raffinato trombettista .

Tom Harrell oltre che un notevole compositore (ha scritto per varie formazioni orchestrali di tutto il mondo) è considerato uno dei più grandi trombettisti del mondo del jazz. Le sue doti strumentali gli hanno spesso consentito di arrivare ai primi posti dei pools delle riviste specializzate ma è importante sottolineare il suo linguaggio improvvisativo di assoluto prim’ordine in un connubio unico tra lirismo, padronanza armonica e tecnica strumentale.

 

Organico musicisti per "Time's mirror"

 

Tom Harrell - tromba e flicorno

Aldo Nicolicchia - Flauto

GianPiero Carta - Sax contralto

Dante Casu - Sax contralto

Massimo Carboni - Sax tenore

Teodoro Ruzzettu - Sax tenore

Marco Maiore - Sax baritono

Raffaele Polcino, Luca Uras, Pietro Pilo, Antonio Meloni - Trombe

Gavino MeleRoberto Chelo - Corni

Salvatore Moraccini, Emiliano Desole - Tromboni

 Maurizio Ligas - Trombone basso

 Mariano Tedde, Pianoforte

Roberto Tola - Chitarra

Alessandro Zolo - Contrabbasso

Luca Piana - Batteria

Giovanni Agostino Frassetto - Direzione



La stampa su "Time's mirror": Il Manifesto del 19/6/2000 (Vincenzo Martorella)

SASSARI - Dev’essere la musica che gli gira intorno. O un incrocio di piani cartesiani, mappati con certosina meticolosità, in quell’angolo di anima che lo tiene in contatto col mondo. Perché fa impressione veder suonare Tom Harrell: la sindrome autistica che lo affligge da oltre trent’anni, l’isolamento che con altrettanta certosina meticolosità deve erigere attorno al suo fragile Io, il senso di svuotamento che afferra il suo corpo immobile quando non suona, svaniscono all’improvviso, come d’incanto, quando – dopo una piccola serie di gesti rituali (sempre gli stessi: togliere la condensa dallo strumento, smontare e rimontare il bocchino) – si lancia nella musica, dentro la musica. E’ impossibile, guardando Harrell suonare, non percepire la disperazione e la gioia di quell’atto apparentemente normale: comunicare. Eppure, anche scrostando la superficie delle emozioni, Harrell si (di)mostra per quello che è: un musicista formidabile. Venerdì sera ha ipnotizzato il pubblico che riempiva il Teatro Verdi di Sassari eseguendo, insieme all’Orchestra Jazz di Sardegna, in prima europea, le musiche del suo ultimo lavoro discografico, "Time’s Mirror", per il quale ha composto gran parte del materiale e curato gli arrangiamenti. L’orchestrazione del materiale risente della sua militanza nelle big band di Stan Kenton e Woody Herman: la compattezza, tutta statunitense, delle sezioni; lo scintillio di molte soluzioni tematiche; una certa tendenza a sovraffollare lo spazio sonoro; la convenzionalità di scrittura in alcuni passaggi hanno caratterizzato la maggior parte del materiale proposto. Nella personalissima rilettura di un paio di classici, invece, la penna di Harrell si è concessa salutari e divertite evasioni dal mainstream, ironizzando con gusto su "Autumn Leaves", e tratteggiando contrappuntisticamente la parkeriana "Chasin’ The Bird". Ma è l’Harrell solista, intenso e imprevedibile, a stupire. La sua peculiare voce strumentale, rotonda, solida al flicorno ed estremamente suggestiva alla tromba, che Harrell suona con un timbro caldissimo, sostiene un fraseggio elegante e fantasioso, dominato da una logica costruttiva infallibile che, a tratti, si apre in ampi squarci agitati da guizzi vertiginosi. L’asse stilistico è noto (va da Clifford Brown a Freddie Hubbard, passando per Lee Morgan), ma la sintesi di questi linguaggi espressivi che il trombettista newyorkese opera, rende il suo approccio molto originale e poco derivativo (....)